Martedì 3 giugno 2008 siamo stati invitati a partecipare alla presentazione dell'Ervi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
Non una novità, certamente, sono quasi trent'anni che il Prof. Fregoni con il suo staff dell'Istituto di Vitivinicoltura lavora su questo vitigno; ma da oggi è ufficialmente possibile utilizzare questo nuovo vitigno per produrre vino!
La DOC del Gutturnio è stata tra le prime dieci in Italia ad essere istituita e dal 1967 il Gutturnio è quindi riconosciuto come vino con un proprio disciplinare di produzione composto dai vitigni Barbera e Croatina (localmente detta Bonarda).
Solo tre anni dopo l'avvenuto riconoscimento del Gutturnio come vino doc, inizia la sperimentazione in università per ottenere un vitigno che, incrociando barbera e bonarda, potesse risolvere i problemi in vigneto che queste due uve presentano conservandone le caratteristiche organolettiche positive. La variabilità del Gutturnio già dagli albori era infatti molto ampia, sia in funzione dei particolari vitigni impiegati (esistono varietà di bonarda e di barbera estremamente diverse tra loro) che delle annate e di come ciascun vitigno reagiva alle condizioni climatiche. Trattandosi inoltre di un uvaggio anche le percentuali diverse di barbera e bonarda che venivano utilizzate modificavano notevolmente il vino. Quindi il Prof. Fregoni e il suo staff si sono detti messi al lavoro per riuscire a produrre il gutturnio da una sola varietà di uva. "Questo primo obiettivo non è stato raggiunto - ci dice il prof. Fregoni - infatti l'Ervi non riassume in se le caratteristiche dei due vitigni e vinificato in purezza da un vino decisamente diverso dal Gutturnio, ma potrebbe essere utilizzato come vitigno da taglio per il Gutturnio o anche dare un ottimo vino diverso dal gutturnio."
Il ricercatore Giuseppe Bruzzi, che ha seguito in prima persona i vigneti sperimentali nel corso delle ricerche sull'Ervi, racconta: "Eravamo partiti con 2500 semi e al termine di questo primo percorso avevamo ottenuto 649 piante molto diverse tra loro, infatti quando vai ad incrociare delle varietà le combinazioni sono imprevedibili. Abbiamo seguito queste piante nella loro crescita fino all'ottavo anno di età, alla fine 50 piante sono risultate particolarmente interessanti e sono state seguite con attenzione per altri 3 anni. Al termine di questo percorso di osservazione la scelta è caduta sulla pianta nr. 108. Il prof. Fregoni ci diceva sempre che avevamo bisogno di una pianta che non producesse molto, che avesse un grappolo spargolo, un acino piccolo, che assomigliasse più alla croatina che alla barbera, ma che fosse più resistente alle malattie. Sono poi seguite microvinificazioni nel corso delle 3 vendemmie successive."
E da dove viene il nome? La parola Ervi ha due significati: in aramaico vuol dire vino, inoltre riprende le iniziali di Ernesto Vigevani, vitivinicoltore a Rivergaro che molto ha aiutato l'Università nei primi momenti di studio di questo nuovo vitigno. Ma veniamo alle caratteristiche ampelografiche dell'uva e al suo comportamento in vigneto...
Sinonimi: Barbera per Bonarda 108, Incrocio Fregoni 108, I.F. 108.
Caratteri morfologici pricipali: apice del germoglio alla fioritura aperto, di colore verde-bincastro. Foglia media, pentagonale, pentalobata, con lembo piano, pagina superiore di un colore verde di media intensità e debolmente bollosa, pagina inferiore con una peluria dimedia densità (peli coricati tra le nervature). Grappolo di media grandezza, piramidale, mediamente spargolo. Acino piccolo, sferoidale, con buccia di colore blu scuro, mediamente pruinosa e di medio spessore, consistente.
Caratteristiche vegeto-produttive e agronomiche: germogliamento medio (13-22/04), fioritura media (1-13/06), III epoca di maturazione (20-30/09), vigoria media, portamento assurgente. Fertilita delle gemme
basali: media (primo germoglio fruttifero al III-IV nodo).
Produzione: media e costante. Tollera mediamente le principali malattie crittogamiche, così come i parassiti animali. Può sostituire la Barbera negli ambienti in cui questa non riesce a raggiungere una giusta maturazione (esposizione poco favorevole, altitudine troppo elevata o troppo bassa) e la Croatina negli ambienti in cui questa risulta altalenante e poco fertile.
Si adatta meglio della Barbera anche a terreni con una certa fertilità e ai terreni collinari che per altitudine o esposizione non consentono alla Barbera di maturare correttamente.
Portinnesi consigliati: non troppo vigorosi. Preferibili la potatura mista e la forma di allevamento a Guyot, ma anche il cordone speronato può essere adottato.
Dal punto di vista scientifico è stata certamente una bellissima avventura. Stare seduti nell'aula dell'università e sentire queste persone, questi studiosi e ricercatori, raccontare come è avvenuta la selezione e quanto impegno e passione ha richiesto da parte di tutti i partecipanti a questo progetto scientifico è stato veramente appassionante. Al termine dell'esposizione abbiamo assaggiato l'Ervi vinificato in purezza come prova di microvinificazione effettuata presso Rauscedo (che vende le barbatelle di Ervi), come vinificazione dell'azienda Lusignani a Vigoleno in Val d'Arda e come prova di vinificazione avvenuta presso l'azienda vitivinicola Mossi ad Albareto di Ziano Piacentino in Val Tidone. Questi sono infatti i primi produttori che hanno potuto impiantare piccoli vigneti sperimentali di Ervi dove le piante sono state osservate con grande attenzione per capire il loro comportamento in vigneto e in seguito in cantina. Entrambi i produttori si sono detti estremamente soddisfatti del comportamento della pianta in vigneto, noi possiamo invece osservare come l'Ervi si esprime nel bicchiere: un vino concentrato e potente adatto a un lungo invecchiamento. Sicuramente un vitigno interessante anche se forse troviamo più interssanti altri studi che sta conducendo l'istituto di vitivinicoltura dell'università di Piacenza, ad esempio quello sul recupero dei vitigni autoctoni piacentini.
Infatti da diversi anni i ricercatori in collaborazione con i viticoltori piacentini stanno identificando uve presenti nei vecchi vigneti, ne stanno tracciando la storia e studiando le caratteristiche. Anche in questo caso si è arrivati alle prove di vinificazione che speriamo di poter assaggiare presto... A questo proposito vi invitiamo a leggere (o rileggere) gli articoli pubblicati negli anni passati, un'intervista con il dott. Maurizio Zamboni dal titolo Antichi vitigni piacentini: trent'anni di lavoro dedicati al recupero dei vitigni piacentini e un breve resoconto da una visita al vigneto sperimentale che il sig. Mossi ha creato in collaborazione con l'Università nella propria azienda: 30 vitigni autoctoni piacentini, la vigna sperimentale di Luigi Mossi.
Inoltre il Prof. Fregoni con il suo staff ha studiato in dettaglio il territorio dei colli piacentini arrivando a definire una zonazione della provincia di Piacenza in relazione alla coltivazione dell'uva. Ci auguriamo che questo lavoro possa trovare un'applicazione pratica per arrivare a un miglioramento qualitativo delle uve coltivate in provincia di Piacenza.
Pubblicato il 7 luglio 2008