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	<title>vinipiacentini</title>
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	<description>Persone e territorio, gutturnio e malvasia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 12:06:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>19/20 febbraio: Gusto Nudo porta a Bologna i vignaioli eretici</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[vini naturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Due produttori piacentini alla fiera dei vignaioli eretici. Gusto Nudo torna a Bologna domenica 19 e lunedì 20 febbraio 2012 <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/1920-febbraio-gusto-nudo-porta-a-bologna-i-vignaioli-eretici/">19/20 febbraio: Gusto Nudo porta a Bologna i vignaioli eretici</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-2173" title="gustonudo2012" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2012/02/gustonudo2012.jpg" alt="" width="400" /></p>
<p>Torna a Bologna Gusto Nudo <strong>domenica 19 e lunedì 20 febbraio 2012</strong>. Cambia la sede per questa iniziativa che eravamo soliti frequentare nella tarda primavera tra i portici di Vicolo Bolognetti: quest&#8217;anno si tiene nei locali del Circolo Mazzini in Via Emilia Levante 6 a Bologna. Così gli organizzatori presentano il proprio lavoro:<em></em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Esiste un approccio puramente estetico al consumo del vino, e dei prodotti agricoli in generale, approccio che alimenta un consumo inconsapevole e ignorante nei confronti delle diverse dinamiche produttive.</p>
<p>Esiste un approccio totalmente “etico” alla produzione del vino, che vede nella certificazione biologica, nella intransigenza naturalista la panacea a tutti i mali, dimenticando il valore del lavoro in campagna come presidio di civiltà e di umanità.</p>
<p>Esiste un approccio eretico, che rifugge da tutte le chiese e affronta i problemi che si pongono quotidianamente con la convinzione che la giustizia risieda nella comprensione, nel mutuo appoggio, nella difesa delle conoscenze tradizionali, nella voglia di rivoluzionare un mercato miope e nella ricerca della gioia e del piacere.</p>
<p>Gusto Nudo è da anni convinto che un mondo di eretici salverebbe il mondo da se stesso. </em></p>
<p>E ci saranno anche i vini dei colli piacentini da conoscere e degustare rappresentati dall&#8217;<a href="http://www.vinipiacentini.net/cardinali-vini-castellarquato/" title="cardinali, vini dei colli piacentini - castell'arquato - val d'arda"   >azienda agricola Cardinali con i vini della Val d&#8217;Arda</a> e dall&#8217;<a href="http://www.vinipiacentini.net/gualdora-vini-val-tidone/" title="Gualdora, produzione e vendita vino biologico"   >azienda agricola Gualdora con i vini nati in Val Tidone</a>. Per l&#8217;elenco completo dei partecipanti e maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito <a href="http://www.gustonudo.net/" title="gusto nudo 2012 a bologna"   target="_blank" >www.gustonudo.net</a></p>
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		<title>L&#8217;Unione Europea approva il regolamento per il vino biologico</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/lunione-europea-approva-il-regolamento-per-il-vino-biologico/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fare il vino]]></category>
		<category><![CDATA[vino biologico]]></category>

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		<description><![CDATA[A pochi mesi dall'ultima scadenza possibile per l'approvazione arriva il via libera dall'Ue al regolamento sul vino biologico. Il Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) ha infatti approvato ieri pomeriggio le nuove norme europee che disciplinano la produzione del vino biologico. Il regolamento sarà pubblicato nelle prossime settimane nella Gazzetta ufficiale dell'Ue. <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/lunione-europea-approva-il-regolamento-per-il-vino-biologico/">L&#8217;Unione Europea approva il regolamento per il vino biologico</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-2170" title="logo-eu-prodotto-biologico" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2012/02/logo-eu-prodotto-biologico.jpg" alt="" width="400" />A pochi mesi dall&#8217;ultima scadenza possibile per l&#8217;approvazione <strong>arriva il via libera dall&#8217;Ue al regolamento sul vino biologico</strong>. Il Comitato permanente per la produzione biologica (<strong>SCOF</strong>) ha infatti approvato ieri pomeriggio le nuove norme europee che disciplinano la produzione del vino biologico. Il regolamento sarà pubblicato nelle prossime settimane nella Gazzetta ufficiale dell&#8217;Ue, torneremo quindi a parlarne più approfonditamente dopo averne letto i contenuti.</p>
<p>Il nuovo regolamento, atteso e di battuto da anni, stabilisce che a partire dalla vendemmia 2012 <strong>i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine &#8220;vino biologico&#8221; sulle etichette</strong>. &#8220;Come tutti i compromessi politici (di tecnico ormai la discussione non aveva nulla) il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po&#8217; meno scontenti &#8211; commenta Cristina Micheloni, del comitato scientifico AIAB e già coordinatrice di ORWINE -. Oggi è importante poter parlare chiaramente di vino biologico, avendo definito le norme per il vigneto e per la cantina, e da domani si potrà iniziare a lavorare per il miglioramento del regolamento stesso, portando i dati concreti che nel frattempo abbiamo raccolto nelle tante aziende italiane che con AIAB collaborano nella sperimentazione in cantina.&#8221;<br />
Sino ad oggi era possibile etichettare il vino solamente con la dicitura &#8220;da uva da agricoltura biologica&#8221; e non era lecito utilizzare il logo europeo, cosa che dal luglio 2012 non sarebbe nemmeno più stata ammissibile. Il regolamento entrerà in vigore da subito e prevede la possibilità di etichettare come bio anche il vino delle annate precedenti, purché se ne possa dimostare la conformità alle norme europee.</p>
<p>Soddisfazione è stata espressa dal commissario Ue all&#8217;agricoltura Dacian Ciolos, che si è detto &#8220;lieto che sia stato infine raggiunto un accordo&#8221; sulla questione. &#8220;Era importante fissare norme armonizzate per garantire un&#8217;offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici&#8221;, ha sottolineato il commissario, constatando &#8220;con piacere che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico, come è il caso per altri prodotti biologici&#8221;. In questo modo, ha concluso, &#8220;si dà ai consumatori la certezza che un &#8216;vino biologico&#8217; sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose&#8221;.</p>
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		<title>Il gutturnio in damigiana è ancora gutturnio!</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/il-gutturnio-in-damigiana-e-ancora-gutturnio/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 21:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Gutturnio]]></category>
		<category><![CDATA[Vino in damigiana]]></category>

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		<description><![CDATA[La vendita del vino in damgiana è una tradizione che sui colli piacentini resiste ancora, ogni anno arrivano macchine, camioncini e furgoni per caricare le damigiane dirette in tutto il nord Italia. Ma il Gutturnio comprato sfuso è un Gutturnio a tutti gli effetti? Secondo noi si, ecco perché. <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/il-gutturnio-in-damigiana-e-ancora-gutturnio/">Il gutturnio in damigiana è ancora gutturnio!</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" title="Damigiana per la vendita del vino sfuso" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/gallery/la-bertuzza/la-bertuzza-damigiana.jpg" alt="Damigiana per la vendita del vino sfuso" width="424" height="283" /> La vendita del vino sfuso è una tradizione ben radicata sulle colline piacentine, anzi, a ben guardare è l&#8217;imbottigliamento in azienda ad essere stato introdotto di recente in tutte le aziende vitivinicole piacentine. Questa è una tradizione che la nostra redazione ha sempre difeso e abbiamo sempre voluto incentivare i nostri lettori a comprare anche vino in damigiana.</p>
<p>Qualche produttore però ci ha invitato a riflettere se sia corretto chiamare Gutturnio il vino che viene venduto sfuso e così affrontiamo questo argomento. E&#8217; vero infatti che l&#8217;affinamento in bottiglia è parte integrante della crescita di un vino, è vero che i tempi dell&#8217;imbottigliamento, come viene fatto e dove viene conservata la bottiglia durante questo affinamento contribuiscono a definire il carattere di un vino.</p>
<p><strong>Il Gutturnio è stato uno dei primi vini in Italia ad avere la DOC</strong> e con essa un proprio disciplinare di produzione, erano gli anni Settanta e la vendita del vino qui avveniva principalmente in damigiana. Dovremmo allora ribaltare la quesione? Certamente no<strong>, il Gutturnio è il vino che si ottiene dalla vinificazione di Barbera e Bonarda cresciute in terreni vocati dei colli piacentini</strong>, ogni persona che compra il vino e lo imbottiglia in proprio è sicuramente consapevole che si tratta di un prodotto diverso da quello che potrebbe comprare nella stessa cantina già imbottigliato, ma questo vino rimane sempre il nostro amato gutturnio. Fermo, frizzante, da bere giovane o da invecchiare secondo i gusti di ciascuno.</p>
<p>Troverete in diverse cantine in vendita un vino da tavola ottenuto da Barbera e Bonarda che non si chiama Gutturnio, niente paura! Da alcuni anni l&#8217;ottenimento della Doc è diventato molto costoso a causa delle pratiche burocratiche richieste dal nuovo ente certificatore (Valore Italia) e diversi produttori hanno scelto di non richiedere la DOC. Ma potete acquistare tranquilli il vino del vostro vignaiolo preferito, il vino non si fa con la carta, si fa con l&#8217;uva!</p>
<p>Appuntamento allora nelle cantine piacentine per l&#8217;acquisto del vino in damigiana della vendemmia 2011, molti produttori cominciano la vendita in febbraio anche in questa stranissima annata in cui i giorni della merla, solitamente i più freddi dell&#8217;anno, sembrano giorni di primavera!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sorgentedelvino Live 2012, tornano i vini naturali al Castello di Agazzano</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/sorgentedelvino-live-2012-tornano-i-vini-naturali-al-castello-di-agazzano/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[vini naturali]]></category>
		<category><![CDATA[vino biologico]]></category>

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		<description><![CDATA[La quarta edizione di Sorgentedelvino Live - Mostra dei vini naturali, di tradizione e territorio si svolge dal 3 al 5 marzo 2012 al castello di Agazzano (PC). 8 le aziende piacentine presenti per far conoscere i vini del nostro territorio <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/sorgentedelvino-live-2012-tornano-i-vini-naturali-al-castello-di-agazzano/">Sorgentedelvino Live 2012, tornano i vini naturali al Castello di Agazzano</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-2151" title="sorgentedelvinolive-orizzontale" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2012/01/sorgentedelvinolive-orizzontale.jpg" alt="Sorgentedelvino live al castello di Agazzano" width="650" /></p>
<p><strong>Sabato 3, domenica 4 e lunedì 5 marzo 2012</strong> torna al Castello di Agazzano <strong>Sorgentedelvino Live &#8211; Mostra dei Vini naturali, di tradizione e territorio</strong>. Un fine settimana (e una giornata dedicata agli operatori del settore enogastronomico, il lunedì) per conoscere e degustare i vini di 100 produttori provenienti da tutta Italia che hanno scelto per il proprio lavoro un rapporto di rispetto con la natura e con le proprie tradizioni territoriali.</p>
<p>Una bella occasione anche per esplorare i colli piacentini e i vini della nostra tradizione, saranno infatti 9 quest&#8217;anno i vignaioli piacentini che rappresentano il nostro territorio e che con il proprio lavoro faranno conoscere i vini tipici delle nostre vallate. Saranno presenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/cardinali-vini-castellarquato/" title="cardinali, vini dei colli piacentini - castell'arquato - val d'arda"   >Cardinali</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/cordani-marco-vini-val-darda/" title="Marco Cordani, vini naturali dei colli piacentini"   >Cordani Marco</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/alberto-anguissola-vini-pinot-nero/" title="Casè di Alberto Anguissola, vino biologico colli piacentini"   >Casè di Alberto Anguissola</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/castello-di-agazzano-vini-val-luretta/" title="Castello di Agazzano, barbera e gutturnio tradizionali piacentini"   >Castello di Agazzano</a></li>
<li>Denavolo</li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/gualdora-vini-val-tidone/" title="Gualdora, produzione e vendita vino biologico"   >Gualdora</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/la-stoppa-vino-bio-colli-piacentini/" title="la stoppa, vino biologico colli piacentini"   >La Stoppa</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/lusenti-vini-val-tidone/" title="Lusenti vini dei colli piacentini"   >Lusenti</a></li>
<li><a href="http://www.vinipiacentini.net/solenghi-gaetano-vini-val-tidone/" title="Gaetano Solenghi, vini tradizionali dei colli piacentini"   >Solenghi Gaetano</a></li>
</ul>
<p>Per il quarto anno consecutivo Sorgentedelvino Live, evento organizzato da Echofficine e Chiaroweb, porta all&#8217;attenzione dei media nazionali le nostre colline e Agazzano diventa il punto di incontro di produttori, appassionati e addetti ai lavori. Lo scorso anno sono stati più di 2500 i visitatori arrivati da tutta Italia e c&#8217;è grande attesa anche per questa nuova edizione. Invitiamo dunque tutti a scoprire il Gutturnio, la Malvasia ferma e frizzante, l&#8217;Ortrugo, Barbera e Bonarda, i vini dolci dei Colli Piacentini, gli orari d&#8217;apertura degli stand e delle degustazioni sono:</p>
<ul>
<li>sabato 3 marzo dalle alle</li>
<li>domenica 4 marzo dalle alle</li>
<li>lunedì 5 marzo dalle alle</li>
</ul>
<p>L&#8217;ingresso incluso calice da degustazione è di 15€ per una giornata, 25€ per 2 giornate, pass per tutte e tre le giornate 30€.</p>
<p>Maggiori informazioni e l&#8217;elenco completo degli espositori sul sito <a href="http://www.sorgentedelvinolive.org" title="Sorgentedelvino live - Mostra dei vini naturali, di tradizione e territorio"   target="_blank" >www.sorgentedelvinolive.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>25/27 novembre 2011: la Terra Trema al Leoncavallo di Milano</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/2527-novembre-2011-la-terra-trema-al-leoncavallo-di-milano/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 17:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[5a edizione de La Terra Trema si terrà a Milano da venerdì 25 a domenica 27 Novembre 2011 al Leoncavallo s.p.a. a Milano. Come ogni anno La Terra Trema accoglierà agricoltori e agricoltura, vini e vignaioli di qualità, contadini resistenti provenienti da tutta Italia per una tre giorni di degustazioni individuali e guidate; dibattiti e confronti pubblici; incontri informali con i produttori; acquisti diretti; concerti, proiezioni, cene a filiera zero. <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/2527-novembre-2011-la-terra-trema-al-leoncavallo-di-milano/">25/27 novembre 2011: la Terra Trema al Leoncavallo di Milano</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2138" title="terratrema2011" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/11/terratrema2011.jpg" alt="terratrema2011" width="500" height="333" />La 5a edizione de <strong>La Terra Trema </strong>si terrà a Milano <strong>da venerdì 25 a domenica 27 Novembre 2011 al Leoncavallo s.p.a. </strong>a Milano. Come ogni anno La Terra Trema accoglierà agricoltori e agricoltura, vini e vignaioli di qualità, contadini resistenti provenienti da tutta Italia per una tre giorni di degustazioni individuali e guidate; dibattiti e confronti pubblici; incontri informali con i produttori; acquisti diretti; concerti, proiezioni, cene a filiera zero.</p>
<p>A rappresentare il nostro territorio ci sarà l&#8217;<a href="http://www.vinipiacentini.net/gualdora-vini-val-tidone/" title="Gualdora, produzione e vendita vino biologico"   >azienda agricola Gualdora</a>! Oltre ai numerosissimi vignaioli e artigiani, la Terra Trema ospiterà anche questo anno una serie di incontri.</p>
<p>Il <strong>VINOTAV Rosso di Chiomonte DOP</strong>. Direttamente dall’Opposizione Popolare, un prodotto a rischio estinzione. Da quelle parti infatti è previsto l’inizio di un cantiere della nuova linea TAV Torino-Lione. Bevendo il vino di questa bottiglia non solo si sostiene una attività agricola della zona, ma si contribuisce ad una lotta per la sopravvivenza dell’intera Valsusa. Saranno presenti Andrea Turio (cooperativa Clarea) e Ludovico Jengo (comitati NOTAV).<br />
<strong>Giacomo Ruiu</strong> ci racconterà della capra nera verzaschese, della montagna, e dei suoi formaggi con degustazioni della caciotta della Valle Intelvi e della formaggella del Luinese.<br />
<strong>Gigi Brozzoni (Seminario Permanente Luigi Veronelli)</strong> ragionerà con noi sul vino asservito a richieste di mercato, omologato conformista e ammiccante, e sul vino che invece racconta di stagioni e territori, di storie di uomini e donne, di lotte: quando questo accade è lì che comincia una rivoluzione. Nella degustazione si assaggerà un vino contadino, un vino enologicamente perfetto, un vino macerato, un vino semiindustriale.<br />
Verrà proiettato <strong>Genuino Clandestino. Movimento di resistenze contadine</strong>, di Nicola Angrisano prodotto dal collettivo InsuTv. Un grido di accusa contro le politiche europee, la filiera industriale agricola Italiana e la politica della grande distribuzione. Affronta il tema dei “neo contadini“, “fuori” dal giro della grande agricoltura, delle grandi certificazioni, dei contributi europei, che nonostante tutto lottano per produrre prodotti Genuini, secondo la tradizione contadina, ma spesso anche Clandestini, perché non contemplati dalla legge.<br />
Uno spazio sarà dedicato ai più piccoli con la <strong>Scuola di Cucina creativa per Bambini</strong>, perché crediamo fortemente nel recupero della manualità attraverso esperienze di percezioni sensoriali. Il laboratorio di biscotti “Un dono d’inverno”, a cura di Claudia Compagni e Geraldina Strino, è gratuito ma a numero chiuso con prenot  azione a lottavocorpoplatonico@hotmail.it.<br />
Le serate si concluderanno con dei <strong>concerti imperdibili</strong>: progetti di musicisti italiani e stranieri, che hanno fatto la storia della musica underground degli anni ’90, e nuove proposte di qualità.<br />
<strong>Katzuma</strong> nasce nel 2004 dall’incontro di Deda, produttore ed mc (Isola Posse, Sangue Misto, Neffa), e il tastierista Tony T. Affonda le sue radici nel funk e nella disco.<br />
<strong>Mombu</strong> è il nuovo progetto di Luca T. Mai e Antonio Zitarelli rispettivamente sax negli ZU e batteria nei Neo.<br />
<strong>Egle Sommacal</strong>, chitarrista compositore (Massimo volume, Ulan Bator), suonerà accompagnato dai fiati.<br />
<strong>Bellini</strong> è un quartetto ritmico, ermetico e bello aggressivo composto da Agostino Tilotta, sua moglie Giovanna Cacciola (Uzeda), il bassista Matthew Taylor (the Romulans) e il batterista Alexis Fleisig (Girls Against Boys).<br />
<strong>Dj P. Minella</strong> chiuderà il sabato del villaggio con la sua DDD disco dancehall deephouse.<br />
Il blues sarà di scena con The Reverend and the Fiddler (Mauro Ferrarese, voce e chitarra, ed Enzo Albini, violino), e con Amanda e la banda, la cui voce solista ed anima del gruppo, Amanda Tosoni, è trascinatrice dotata di grinta e voce rare.<br />
Sakee Sed, giovane duo bergamasco capace di passare dal folk allo stoner mantenendo intatta una genuinità che sul palco diventa a seconda dei casi romantica o festaiola.<br />
Durante tutte e tre le giornate <strong>la Cucina Pop del Leoncavallo</strong> preparerà spettacolari pranzi e cene con i prodotti degli agricoltori presenti. Anche quest’anno ci sarà il pesce fritto, freschissimo dai mari della Sicilia, a cura della Cooperativa del golfo.<br />
In alto i calici e prepariamoci alla lotta!<br />
Festeggiando insieme e brindando alla vita anche in questi momenti incerti e difficili.<br />
Consapevoli che anche attraversando La terra trema si possono trovare delle strade percorribili per il cambiamento reale, e che anche così nascono le rivoluzioni.<br />
Perché non ci basta più essere solo acquirenti onesti e coscienziosi della decrescita felice.<br />
Siamo gli incazzati, siamo gli stravolti da politiche insulse che ci hanno portato fino a qui.<br />
PREPARIAMOCI A DETESTARE IL BUONO CHE AVANZA.<br />
La Terra Trema<br />
Folletto 25603, Leoncavallo s.p.a.<br />
info@laterratrema.org<br />
<a href="http://www.laterratrema.org" title="la terra trema al leoncavallo di milano"   target="_blank" >www.laterratrema.org</a></p>
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		<item>
		<title>Domenica 27 novembre apre La Vigna delle Arti a Torre Fornello</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/domenica-27-novembre-apre-la-vigna-delle-arti-a-torre-fornello/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mauri]]></category>
		<category><![CDATA[Torre Fornello]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo appuntamento con l'arte a Torre Fornello: domenica 27 novembre dalle ore 16 con l'inaugurazione della mostra BOZZOLI. Opere di Giuliano Mauri 1989-2009. <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/domenica-27-novembre-apre-la-vigna-delle-arti-a-torre-fornello/">Domenica 27 novembre apre La Vigna delle Arti a Torre Fornello</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Un nuovo appuntamento con l&#8217;arte a Torre Fornello: domenica 27 novembre dalle ore 16 con l&#8217;inaugurazione della mostra BOZZOLI. Opere di Giuliano Mauri 1989-2009.</h2>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2131" title="mauri-torrefornello" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/11/mauri-torrefornello.jpg" alt="mauri-torrefornello" width="640" /></p>
<p>Nell’autunno del 2007 Giuliano Mauri ha tenuto una personale a Torre Fornello. In quell’occasione una scultura dell’artista lodigiano, Bozzolo, è entrata a far parte della collezione privata dell’azienda vitivinicola di Ziano Piacentino (che annovera tra l’altro opere di Franco Vaccari, Marcel Allocco, Aldo Spoldi, William Xerra, Martin Miguel, Antonio Paradiso). A quattro anni da quella mostra, e a due dalla scomparsa di Mauri, Torre Fornello presenta una selezione di lavori realizzati negli scorsi decenni da <strong>uno tra i più significativi esponenti dell’arte ambientale europea</strong>.</p>
<p>La mostra di <strong>Torre Fornello</strong>, organizzata dal <strong>Laboratorio delle Arti di Piacenza</strong> e curata da <strong>Roberto Borghi</strong>, rappresenta la prima tappa di Sui passi di Giuliano Mauri, una rassegna di eventi finalizzati a ripercorrere il percorso creativo di Giuliano Mauri, e l’anteprima di un’ampia antologica di Giuliano Mauri (la prima dopo la sua scomparsa) che si terrà nel gennaio 2012 presso il Palazzo Farnese di Piacenza.</p>
<p>Torre Fornello presenterà inoltre <strong>Bozzolo</strong>, etichetta in anteprima di un vino a produzione limitata e numerata, creato appositamente per la mostra itinerante.</p>
<p>Bozzolo nasce dal provocatorio carattere territoriale delle argille piacentine che favoriscono l&#8217;espressione dei vitigni locali: la drammaticità fruttuosa della bonarda legata alla suadente setosità della Malvasia di Candia aromatica.</p>
<p>Si tratta di una proposta inedita: da uva Croatina, localmente chiamata Bonarda, proveniente da agricoltura biologica e raccolta manualmente a metà ottobre. E’ stata lasciata ad appassire in piccole cassette da 1 kg in un appassitoio ventilato e fresco sino alla pigiatura che è avvenuta a fine novembre, adagiando i grappoli di Bonarda su un letto di Malvasia botritizzata e separando subito il mosto dalle bucce (pressatura soffice e &#8220;in bianco&#8221;).<br />
La fermentazione è avvenuta lentamente per 12 mesi in barriques da 225 litri di secondo passaggio. Segue imbottigliamento e affinamento in bottiglia.</p>
<p><strong>BOZZOLI – Opere di Giuliano Mauri 1999-2009</strong><br />
Azienda vitivinicola Torre Fornello, località Fornello, Ziano Piacentino.<br />
Inaugurazione domenica 27 novembre alle 16.00.<br />
Apertura fino al 31 gennaio 2012, dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.30 e dalle 14.00 alle 17.30, sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, domenica chiuso.<br />
La mostra è organizzata dal Laboratorio delle Arti di Piacenza ed è curata da Roberto Borghi.<br />
Il libro-catalogo è pubblicato dalle Edizioni Laboratorio delle Arti.<br />
Info: Laboratorio delle Arti, 339.7739510 &#8211; info@laboratoriodellearti.it;<br />
Torre Fornello 0523.861001 &#8211; vini@torrefornello.it</p>
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		<title>Arriva a Piacenza il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti</title>
		<link>http://www.vinipiacentini.net/i-piacentini-al-mercato-dei-vini-dei-vignaioli-indipendenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 21:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato dei Vini]]></category>
		<category><![CDATA[Vignaioli Indipendenti]]></category>

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		<description><![CDATA[E' Piacenza la città che è stata scelta dalla Fivi - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti per ospitare la prima edizione del Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti che si terrà infatti nei padiglioni di Piacenza Expo sabato 3 e domenica 4 dicembre 2011. Duecento vignaioli da tutta Italia e una rappresentanza di vigneron francesi arrivano nella nostra città per far conoscere i propri vini... <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/i-piacentini-al-mercato-dei-vini-dei-vignaioli-indipendenti/">Arriva a Piacenza il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2124" title="cartolina-mercatodeivini" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/11/cartolina-mercatodeivini.jpg" alt="cartolina-mercatodeivini" width="622" height="270" /></p>
<p>E&#8217; Piacenza la città che è stata scelta dalla Fivi &#8211; Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti per ospitare la prima edizione del Mercato dei vini dei Vignaioli Indipendenti che si terrà infatti nei padiglioni di Piacenza Expo <strong>sabato 3 e domenica 4 dicembre 2011</strong>.</p>
<p>Duecento vignaioli da tutta Italia e una rappresentanza di <em>vigneron</em> francesi arrivano nella nostra città per far conoscere i propri vini, ma anche una modalità produttiva decisamente caratterizzata, quella dei vignaioli, appunto: coloro che seguono tutto il processo produttivo dalla coltivazione dell&#8217;uva, alla trasformazione in vino, all&#8217;imbottigliamento e alla vendita.</p>
<p>Tra loro anche una bella rappresentanza di Vignaioli Indipendenti dei colli piacentini, saranno infatti presenti alcune aziende piacentine che abbiamo seguito in questi anni e che conosciamo bene:</p>
<ul>
<li>Casa Benna</li>
<li>Castello di Agazzano</li>
<li>Cordani Marco</li>
<li>Gualdora</li>
<li>La Stoppa</li>
<li>Lusenti</li>
<li>Santa Giustina</li>
<li>Terzoni Claudio</li>
<li>Torre Fornello</li>
</ul>
<p>I visitatori potranno degustare e acquistare i vini presentati personalmente dai vignaioli scoprendo così molte interessantissime zone vitivinicole italiane, dalla Val d&#8217;Aosta alla Sicilia in un viaggio enologico attraverso tutta la nostra penisola.</p>
<p>Gli orari di apertura sono: sabato dalle 13 alle 21 e domenica dalle 10 alle 18.</p>
<p>L&#8217;ingresso è di 10€ incluso il calice da degustazione.</p>
<p>Nella mattina di sabato si terrà inoltre una tavola rotonda sul tema &#8220;Identità e ruolo del Vignaiolo nello scenario della globalizzazione&#8221; a cui siete tutti caldamente invitati a partecipare. L&#8217;ingresso è libero.</p>
<p>Tutte le informazioni sul sito <a href="http://www.mercatodeivini.it" title="mercato dei vini dei vignaioli indipendenti"   target="_blank" >www.mercatodeivini.it</a></p>
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		<title>Quale futuro per la nostra montagna? Un articolo di Giancarlo Spezia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 10:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Spezia]]></category>
		<category><![CDATA[politiche agricole]]></category>
		<category><![CDATA[Val Tidone]]></category>

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		<description><![CDATA[Può la montagna oggi essere come fu un tempo fonte di ricchezza, di cibo e di lavoro? Giancarlo Spezia ritiene di si, a patto di accettare lo sviluppo di un'agricoltura di carattere artigianale con un forte rapporto con il territorio e le sue tradizioni, a patto di percorrere senza barare la strada della qualità. Un esempio tra tutti quello dell'allevamento suino e della produzione di salumi artigianali... <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/quale-futuro-per-la-nostra-montagna-un-articolo-di-giancarlo-spezia/">Quale futuro per la nostra montagna? Un articolo di Giancarlo Spezia</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; vero che qui parliamo principalmente di vino e di viticoltura, ma non si può disgiungere questa attività da quella agricola più in generale e dalla gestione del territorio. Nella nostra provincia la vitivinicoltura è un&#8217;attività di collina, un&#8217;attività che sostiene economicamente &#8211; e quindi anche socialmente &#8211; intere comunità per questo abbiamo voluto riprendere questo interessante articolo di <strong>Giancarlo Spezia</strong>, Docente del Master &#8220;Gestione del sistema vitivinicolo&#8221; presso l&#8217;Università degli Studi di Milano, che guardando alla montagna ne vede le reali odierne necessità e i possibili futuri sviluppi.</em></p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/caminata-val-tidone1.jpg"   ><img class="alignnone size-full wp-image-2114" title="caminata-val-tidone" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/caminata-val-tidone1.jpg" alt="caminata-val-tidone" width="650" height="322" /></a></p>
<p>Ahimè! Inutile nascondersi dietro ad un dito o vivere di illusioni: il nostro paese vede di giorno in giorno affievolita la propria competitività industriale e dovremmo riflettere sulle opportunità che l’agricoltura potrà riservare nel futuro. Non c’è dubbio che la coltivazione del terreno sia tra le più antiche attività lavorative del genere umano (quantomeno la prima descritta nella Bibbia), ma essa può tornare ad essere una primaria fonte di occupazione?</p>
<p>La risposta a livello di globale del pianeta è sicuramente negativa ma nel nostro piccolo sistema Italia forse le cose potrebbero anche andare diversamente. Però credo che questa fonte di futura occupazione non potrà venire dalla nostra agricoltura più ricca, quella legata alla rigogliosa ed agli occhi di molti insuperabile Pianura Padana.</p>
<p>Ciò può apparire un paradosso perché tradizionalmente si associa il concetto della massima ricchezza e delle migliori possibilità economiche a quello della maggiore fertilità del terreno, che trova esaltazione proprio nelle piane di natura alluvionale. Ma sono lontani i tempi descritti da indimenticabili film sul tema come “Novecento” di Bertolucci o “L’albero degli zoccoli” di Olmi dove, sia pur da punti di vista diametralmente opposti, la società contadina veniva esaltata come modello di vita, di virtù, saggezza antica ed esaltazione dell’individuo.</p>
<p>Purtroppo è difficile pensare che il futuro dell’agricoltura più produttiva possa implicare un maggiore utilizzo di mano d’opera. Tutt’altro.</p>
<p>Da un lato l’elevato valore di acquisto dei terreni (in questi anni di instabilità finanziarie bene di rifugio adombrato dal solo oro), oppure anche il solo valore dell’affitto precludono l’accesso a quei soggetti che non abbiano solidissime possibilità economiche.</p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/giancarlo-spezia.jpg"   ><img class="alignleft size-full wp-image-2091" title="giancarlo-spezia" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/giancarlo-spezia.jpg" alt="Giancarlo Spezia" width="300" height="399" /></a>D’altro canto si tratta di terreni la cui coltivazione odierna è realmente redditizia solo impiegando mezzi meccanici di grande potenza, il cui costo però è tale da rendere il loro impiego economicamente accettabile solo se utilizzati su grandi superfici. Quindi parliamo di un’agricoltura dove l’apporto lavorativo dell’uomo si riduce alla sola conduzione dei trattori e delle macchine operatrici. Si va invariabilmente verso una gestione a sempre più basso numero di addetti e sempre più “industrializzata”, già osservata ed analizzata con preoccupazione dal vescovo emerito di Arezzo Giovanni D’Ascenzi nel suo acuto saggio “Dove nascono pane e vino” (2005).</p>
<p>Non è questa l’agricoltura che può portare ad uno sviluppo dell’occupazione. A quello scopo serve una dimensione non industriale ma viceversa artigianale. Il mondo del vino ha a suo tempo dimostrato, già a partire dalla fine degli anni 70, che anche piccole aziende potevano distinguersi, far parlare di se grazie a prodotti di eccellenza la cui fama rapidamente solcava gli oceani. Un esempio per tutti: Il milanese <strong>Gianfranco Soldera</strong>, che da tanti anni mi onora della sua amicizia, acquistò per pochi soldi una piccola proprietà nel comune di Montalcino dove decise di fare un vino senza compromessi e nessuno può negare che il suo contributo alla odierna fama planetaria del Brunello sia stato fondamentale. Oggi i suoi vini sono desiderati da un grande numero di appassionati in tutto il pianeta e quella piccola proprietà vale attualmente decine di milioni di euro. Qualcuno può dire un miracolo, ma che non sarebbe mai stato possibile senza intelligenza, coraggio, impegno, onestà intellettuale ed incrollabile fede verso una qualità senza compromessi.</p>
<p>Ma perché non pensare che lo stesso tipo di avventura non possa essere avviata nel settore della alimentazione in quei terreni marginali scartati dalla agricoltura di tipo industriale a causa della loro “inaccessibilità” e che ormai non possono certo fare concorrenza nelle colture convenzionali?</p>
<p><strong>La penisola italica è ricchissima di queste situazioni, il patrimonio di biodiversità che offre è unico al mondo e rappresenta un giacimento di ricchezze rinnovabili ancora largamente da valorizzare e sfruttare</strong>. Pressoché ogni comprensorio collinare del paese può offrire prodotti alimentari originali e di altissima qualità.</p>
<p>Beninteso non è per nulla semplice addomesticare un territorio orograficamente difficile per produrre con grande fatica e a costi elevati prodotti che il mercato globale (come quello locale) potrebbe non essere interessato ad acquistare. Proprio questo è il punto più delicato della questione: <strong>decidere cosa offrire e come proporsi</strong>.</p>
<p>Le cose non sono mai semplici e probabilmente può non essere sufficiente l’impegno e l’iniziativa del singolo ma occorre una rete almeno minimamente organizzata di figure con competenze diverse: agricoltori, agronomi, fornitori, venditori.</p>
<p>Ho visto naufragare miseramente tante iniziative sia buone che cattive, ma sempre ed invariabilmente tutte quelle che non avevano un solidissimo rapporto con la storia del luogo di produzione.</p>
<p>Nel Mondo il nostro paese è considerato <strong>culla di cultura, di antico saper fare e di tradizioni</strong>. Occorre rispondere in maniera attenta e positiva a questa curiosità con proposte coerenti ed accuratamente progettate, dove tutte le componenti di storia, cultura, sapere e lavoro siano integrate tra loro in maniera consapevole, offrendo al mercato un prodotto che sia nettamente diverso da quello attualmente proposto dal sistema industriale. Per fare questo non occorrono geni, basta una certa dose di buon senso.</p>
<p>Porto un esempio che mi è particolarmente caro: nella provincia di Piacenza c’è la capacità di confezionare alcuni tra i salumi più sublimi del pianeta, ma coloro tra voi che possono vantare qualche capello bianco ricorderanno che i migliori esempi di quest’arte erano provenienti dai maiali allevati nelle aziende agricole e sapientemente lavorati dai norcini artigiani che ancora operano nella provincia sia pure in numero ridotto. Il salume dell’agricoltore era una realizzazione con caratteristiche ben diverse rispetto a quanto ora reperibile in commercio. E’ realmente molto difficile per qualunque piacentino poter acquistare uno di questi pezzi, figurarsi per coloro che sono fuori provincia. Le nostre DOP (che non è mia intenzione criticare, anzi bene che esistano e si siano affermate e strutturate) hanno tutelato il comparto industriale consentendo che le carni destinate alla produzione dei salumi provengano da tutta l’alta Italia, quindi praticamente solo da fuori provincia visto che non mi risulta che sul nostro territorio esistano allevamenti di dimensioni sostenute. Sarebbe, facendo un parallelo con il vino, che il <strong>gutturnio</strong> potesse essere fatto con uve comprate in ogni parte d’Italia ma vinificato ed imbottigliato in provincia.</p>
<p>Garantire al consumatore che per una determinata categoria di salumi (cioè distinti con un apposito contrassegno) le carni arrivino da animali allevati sul territorio, nelle aziende agricole alimentati con derrate prodotte nelle aziende stesse potrebbe costituire un enorme valore aggiunto, soprattutto se fossero le aziende stesse, singole o riunite in cooperativa a proporre direttamente i prodotti finali rendendosi responsabili di tutte le fasi della filiera produttiva, dall’allevamento alla stagionatura.</p>
<p>Ho più volte discusso con l’amico <strong>Ermes Frazzi</strong>, docente di <strong>Costruzioni Rurali e Territorio</strong> alla nostra Università Cattolica, di come l’allevamento potrebbe essere condotto in stalle ove spazi adeguati possano garantire il benessere dell’animale, come in recinti all’aperto oppure nei boschi, utilizzando aree marginali difficilmente coltivabili. Si offrirebbe così uno scenario assolutamente piacevole agli occhi di un visitatore, con benefici effetti sulla immagine del nostro ecosistema (come le mucche al pascolo sono la ciliegia sulla torta di un territorio agricolo ben conservato come quello francese).</p>
<p>Da qui il collegamento al tema iniziale legato alle <strong>nuove fonti di occupazione legate allo sfruttamento della nostra montagna</strong>. Perché non tornare ad allevare suini nelle aziende agricole destinandone le carni a salumi di alta gamma? Occorre considerare che si tratterebbe di quantitativi limitatissimi rispetto a quelli proposti dall’industria e che non dovrebbero andare in competizione diretta con questi ma bensì accompagnarli come una punta di diamante nei mercati. Il prosciutto iberico “<strong>Patanegra</strong>” (zampa nera, a distinguere una razza di maiale rustica che sia alleva all’aperto nei boschi) costituisce un perfetto esempio di convivenza di una limitata (ma poi non troppo) produzione artigianale con un grande volume di prosciutti di stampo più industriale e prezzo molto inferiore, ma che beneficiano dell’immagine creata dal prodotto di punta.</p>
<p>Questo è solo uno degli spunti cui riferirsi, forse il più evidente, ma che dire dei buonissimi ceci di cui le nostre colline erano nei secoli scorsi celebri produttrici, o il formaggio Piacentino la cui fama nel medioevo era diffusa in tutto il mondo civilizzato.</p>
<p>In conclusione la montagna è stata risorsa di cibo, ricchezza e lavoro nell’antichità e bene faremmo a riconsiderarne la grande potenzialità, anche se questo richiederà sacrifici, fatiche, rischi, investimenti ma sopratutto incrollabile fede nella qualità e nella valorizzazione di quanto hanno pazientemente creato e distillato in tanti secoli i nostri avi.</p>
<p><strong>Giancarlo Spezia</strong></p>
<p>Articolo pubblicato il 22 settembre 2011 sul <a href="http://www.liberta.it" title="Libertà, quotidiano di Piacenza"   target="_blank" >quotidiano di Piacenza &#8220;La Libertà&#8221;</a></p>
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		<title>Torre Fornello, il territorio interpretato da Enrico Sgorbati</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 13:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantine recensite]]></category>
		<category><![CDATA[spumanti]]></category>
		<category><![CDATA[Torre Fornello]]></category>
		<category><![CDATA[vino biologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli anni abbiamo visto Enrico Sgorbati definire sempre più nitidamente la linea stilistica dei propri vini e della propria azienda vitivinicola che sorge sulle colline di Ziano Piacentino in Val Tidone. Due sono gli aspetti del lavoro che hanno trovato sempre più spazio: la vinificazione degli spumanti e la creazione di una linea di vini da agricoltura biologica. <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/torre-fornello-il-territorio-interpretato-da-enrico-sgorbati/">Torre Fornello, il territorio interpretato da Enrico Sgorbati</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Negli anni abbiamo visto Enrico Sgorbati definire sempre più nitidamente la linea stilistica dei propri vini e della propria <a href="http://www.vinipiacentini.net/torre-fornello-vini-val-tidone/" title="Torre Fornello, vini dei colli piacentini"   >azienda vitivinicola Torre Fornello</a> che sorge sulle colline di Ziano Piacentino in Val Tidone. Due sono gli aspetti del lavoro che hanno trovato sempre più spazio: la vinificazione degli spumanti e la creazione di una linea di vini da agricoltura biologica. Abbiamo chiesto ad Enrico Sgorbati di raccontarci le ragioni che hanno orientato le sue scelte e lo hanno portato qui.</em></p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/09/torrefornello-spumante.jpg"   ><img class="alignnone size-full wp-image-2076" title="torrefornello-spumante" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/09/torrefornello-spumante.jpg" alt="torrefornello-spumante" width="650" /></a></p>
<p><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Col tempo, seguendo l&#8217;evoluzione dei vini e facendo molte prove, ho ho capito che nella mia azienda i bianchi hanno una potenzialità alta, così ho voluto dare più spazio a questi vini. Seguendo in parte i miei gusti personali e in parte cercando di raccogliere quello che i miei terreni mi suggerivano, ho iniziato a lavorare sugli spumanti. Ora produco 3 diversi spumanti tutti con metodo classico, circa 3.300 bottiglie di ognuno. Pensavo di potere aumentare la produzione dopo qualche anno, ma se per me è molto facile venderli a Piacenza dove i ristoratori servono con piacere uno spumante piacentino, è invece molto difficile fuori dalla provincia dove i ristoratori vogliono tutti il <strong>Franciacorta</strong>. Perciò per il momento la mia produzione rimane questa.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" title="L'azienda vitivinicola Torre Fornello" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/gallery/torre-fornello/torrefornello-azienda-panorama.jpg" alt="torrefornello-azienda-panorama" width="400" />Un produttore di vino oggi deve essere un agricoltore, cioè deve fare il vino personalmente, con le proprie mani, conoscere e vivere sulla propria pelle tutti i passaggi produttivi, solo così si può essere capaci di capire profondamente il proprio vino e poi di raccontarlo. Ma al tempo stesso occorre essere imprenditori perché bisogna guardare avanti e prendere decisioni sul proprio lavoro che guardino avanti almeno di cinque anni. Oggi ad esempio stiamo mettendo in vendita l&#8217;Enrico Primo 2007. Penso che il mercato dei vini spumanti sia in crescita, i bevitori di oggi amano questa tipologia per varie ragioni, non ultima la bassa gradazione. Ma i Colli Piacentini non vantano una storia e non sono riconosciuti come zona di produzione di spumanti, quindi è molto difficile&#8230;</p>
<p><em>Redazione: Quali sono i tuoi tre diversi spumanti?</em></p>
<p><strong><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Olubra</strong> è un uvaggio di Marsanne (90%) e Malvasia di Candia aromatica (20%) ho scelto di raccogliere le uve contemporaneamente e di pigiarle insieme per mantenere la buona acidità della Malvasia e dare così una personalità più forte al vino. La Malvasia viene dallo stesso vigneto da cui otteniamo il Donna Luigia.</p>
<p><em><em>Redazione: </em>Uno spumante quindi assolutamente territoriale&#8230;</em></p>
<p><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Assolutamente. Mentre per gli altri due ho lavorato su vitigni internazionali:<strong> Enrico Primo</strong> dal 2006 è uno spumante fatto con l&#8217;85% di Chardonnay e un 15% di Pinot nero, prima era il contrario, ma per perdere il colorito rosato dovevamo sempre effettuare delle chiarifiche, così ho deciso di invertire le proporzioni e fare questo spumante bianco e di mantenere invece il caratteristico colore rosato per uno spumante pas dosé il Pinot Rosé Brut. In questo spumante il Pinot nero fa la parte del leone (85%) accompagnato dallo Chardonnay per un 15%.</p>
<p><em><em>Redazione: </em>Facevi anche uno spumante di Ortrugo, non lo proponi più?</em></p>
<p><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Questi tre spumanti su cui, almeno per ora, mi sono fermato sono il frutto di molte prove di vinificazione che ho fatto, sono fatti tutti e tre con metodo classico, lo spumante di Ortrugo che facevo era un metodo charmat e non mi dava soddisfazione: per me lo spumante non può che essere metodo classico, la lunga permanenza sui lieviti l&#8217;arricchisce. Non voglio seguire le mode o rincorrere il mercato, sto facendo con convizione quello che mi piace.</p>
<p>Prima avevo molta paura di sbagliare, ora ho capito che se faccio i vini che piacciono a me riesco a comunicarli meglio e poi il mercato del vino è molto vasto, troverò le persone a cui piacciono i vini che faccio.</p>
<p><em><em>Redazione: </em>Un&#8217;altro cambiamento nel tuo lavoro riguarda le vigne: alcuni anni fa hai deciso di orientare una parte dei tuoi vigneti all&#8217;agricoltura biologica, cosa ti ha indotto a farlo?</em></p>
<p><em></em><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Faccio lotta integrata dal 1992 nei miei vigneti, penso di essere stato uno dei primi ad applicarla ma devo dire che l&#8217;idea di passare al biologico è nata quasi per caso: per varie ragioni abbiamo tralasciato una parte dei vigneti, quelli meglio esposti, durante i trattamenti e ho visto che non c&#8217;erano problemi. Così abbiamo cominciato ad osservare i vigneti e i loro comportamenti, abbiamo scelto le vigne più adatte e avviamo iniziato a lavorare in biologico 13 ettari. Dopo tre anni in conversione questa è la prima vendemmia in cui abbiamo raccolto uva ufficialmente biologica.</p>
<p><em>Redazione: Non hai mai pensato di convertire tutti i vigneti a biologico?</em></p>
<p><strong>Enrico Sgorbati</strong>: Complessivamente lavoro 60 ettari, utilizzando solo il biologico bisogna essere molto tempestivi nei trattamenti e intervenire frequentemente, ora come ora non riuscirei a seguirne più di così, ma per il futuro non si sa mai! Già in cantina potrei considerarmi biologico su tutti i vini che produco secondo le indicazioni date dall&#8217;ente certificatore (sappiamo che non esiste una certificazione del vino biologico, ma solo dell&#8217;uva).</p>
<p>Con l&#8217;uva dei vigneti bio produco tre vini: <strong>Una</strong>, la malvasia ferma nata da un progetto con Roberto del Ristorante la Palta, <strong>Nero Lucido</strong>, un pinot nero in purezza che produco come private label per un ristorante italiano a Londra, e il taglio bordolese <strong>Zu</strong> messo in bottiglia senza solfiti e venduto in annata. Per me poter dare un prodotto il più possibile sano e pulito è importante, ma mi fa anche molto piacere poter apporre il bollino bio in etichetta, non tanto per motivi commerciali (sono vini che produco in quantità modiche) ma soprattutto perché quando una persona lo beve possa provare il piacere di fare qualcosa per se stessa.</p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/torre-fornello-vini-val-tidone/" title="Torre Fornello, vini dei colli piacentini"   >Per saperne di più su Torre Fornello e i suoi vini</a></p>
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		<title>Quale futuro per la nostra montagna? Un articolo di Giancarlo Spezia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 13:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Spezia]]></category>
		<category><![CDATA[politiche agricole]]></category>

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		<description><![CDATA[Può la montagna oggi essere come fu un tempo fonte di ricchezza, di cibo e di lavoro? Giancarlo Spezia ritiene di si, a patto di accettare lo sviluppo di un'agricoltura di carattere artigianale con un forte rapporto con il territorio e le sue tradizioni, a patto di percorrere senza barare la strada della qualità. Un esempio tra tutti quello dell'allevamento suino e della produzione di salumi artigianali... <p>Continua la lettura di <a href="http://www.vinipiacentini.net/quale-futuro-per-la-nostra-montagna/">Quale futuro per la nostra montagna? Un articolo di Giancarlo Spezia</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; vero che qui parliamo principalmente di vino e di viticoltura, ma non si può disgiungere questa attività da quella agricola più in generale e dalla gestione del territorio. Nella nostra provincia la vitivinicoltura è un&#8217;attività di collina, un&#8217;attività che sostiene economicamente &#8211; e quindi anche socialmente &#8211; intere comunità per questo abbiamo voluto riprendere questo interessante articolo di <strong>Giancarlo Spezia</strong>, Docente del Master &#8220;Gestione del sistema vitivinicolo&#8221; presso l&#8217;Università degli Studi di Milano, che guardando alla montagna ne vede le reali odierne necessità e i possibili futuri sviluppi.</em></p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/caminata-val-tidone.jpg"   ><img class="alignnone size-full wp-image-2107" title="caminata-val-tidone" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/caminata-val-tidone.jpg" alt="caminata-val-tidone" width="650" height="322" /></a></p>
<p>Ahimè! Inutile nascondersi dietro ad un dito o vivere di illusioni: il nostro paese vede di giorno in giorno affievolita la propria competitività industriale e dovremmo riflettere sulle opportunità che l’agricoltura potrà riservare nel futuro. Non c’è dubbio che la coltivazione del terreno sia tra le più antiche attività lavorative del genere umano (quantomeno la prima descritta nella Bibbia), ma essa può tornare ad essere una primaria fonte di occupazione?</p>
<p>La risposta a livello di globale del pianeta è sicuramente negativa ma nel nostro piccolo sistema Italia forse le cose potrebbero anche andare diversamente. Però credo che questa fonte di futura occupazione non potrà venire dalla nostra agricoltura più ricca, quella legata alla rigogliosa ed agli occhi di molti insuperabile Pianura Padana.</p>
<p>Ciò può apparire un paradosso perché tradizionalmente si associa il concetto della massima ricchezza e delle migliori possibilità economiche a quello della maggiore fertilità del terreno, che trova esaltazione proprio nelle piane di natura alluvionale. Ma sono lontani i tempi descritti da indimenticabili film sul tema come “Novecento” di Bertolucci o “L’albero degli zoccoli” di Olmi dove, sia pur da punti di vista diametralmente opposti, la società contadina veniva esaltata come modello di vita, di virtù, saggezza antica ed esaltazione dell’individuo.</p>
<p>Purtroppo è difficile pensare che il futuro dell’agricoltura più produttiva possa implicare un maggiore utilizzo di mano d’opera. Tutt’altro.</p>
<p>Da un lato l’elevato valore di acquisto dei terreni (in questi anni di instabilità finanziarie bene di rifugio adombrato dal solo oro), oppure anche il solo valore dell’affitto precludono l’accesso a quei soggetti che non abbiano solidissime possibilità economiche.</p>
<p><a href="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/giancarlo-spezia.jpg"   ><img class="alignleft size-full wp-image-2091" title="giancarlo-spezia" src="http://www.vinipiacentini.net/wp-content/uploads/2011/10/giancarlo-spezia.jpg" alt="Giancarlo Spezia" width="300" height="399" /></a>D’altro canto si tratta di terreni la cui coltivazione odierna è realmente redditizia solo impiegando mezzi meccanici di grande potenza, il cui costo però è tale da rendere il loro impiego economicamente accettabile solo se utilizzati su grandi superfici. Quindi parliamo di un’agricoltura dove l’apporto lavorativo dell’uomo si riduce alla sola conduzione dei trattori e delle macchine operatrici. Si va invariabilmente verso una gestione a sempre più basso numero di addetti e sempre più “industrializzata”, già osservata ed analizzata con preoccupazione dal vescovo emerito di Arezzo Giovanni D’Ascenzi nel suo acuto saggio “Dove nascono pane e vino” (2005).</p>
<p>Non è questa l’agricoltura che può portare ad uno sviluppo dell’occupazione. A quello scopo serve una dimensione non industriale ma viceversa artigianale. Il mondo del vino ha a suo tempo dimostrato, già a partire dalla fine degli anni 70, che anche piccole aziende potevano distinguersi, far parlare di se grazie a prodotti di eccellenza la cui fama rapidamente solcava gli oceani. Un esempio per tutti: Il milanese <strong>Gianfranco Soldera</strong>, che da tanti anni mi onora della sua amicizia, acquistò per pochi soldi una piccola proprietà nel comune di Montalcino dove decise di fare un vino senza compromessi e nessuno può negare che il suo contributo alla odierna fama planetaria del Brunello sia stato fondamentale. Oggi i suoi vini sono desiderati da un grande numero di appassionati in tutto il pianeta e quella piccola proprietà vale attualmente decine di milioni di euro. Qualcuno può dire un miracolo, ma che non sarebbe mai stato possibile senza intelligenza, coraggio, impegno, onestà intellettuale ed incrollabile fede verso una qualità senza compromessi.</p>
<p>Ma perché non pensare che lo stesso tipo di avventura non possa essere avviata nel settore della alimentazione in quei terreni marginali scartati dalla agricoltura di tipo industriale a causa della loro “inaccessibilità” e che ormai non possono certo fare concorrenza nelle colture convenzionali?</p>
<p><strong>La penisola italica è ricchissima di queste situazioni, il patrimonio di biodiversità che offre è unico al mondo e rappresenta un giacimento di ricchezze rinnovabili ancora largamente da valorizzare e sfruttare</strong>. Pressoché ogni comprensorio collinare del paese può offrire prodotti alimentari originali e di altissima qualità.</p>
<p>Beninteso non è per nulla semplice addomesticare un territorio orograficamente difficile per produrre con grande fatica e a costi elevati prodotti che il mercato globale (come quello locale) potrebbe non essere interessato ad acquistare. Proprio questo è il punto più delicato della questione: <strong>decidere cosa offrire e come proporsi</strong>.</p>
<p>Le cose non sono mai semplici e probabilmente può non essere sufficiente l’impegno e l’iniziativa del singolo ma occorre una rete almeno minimamente organizzata di figure con competenze diverse: agricoltori, agronomi, fornitori, venditori.</p>
<p>Ho visto naufragare miseramente tante iniziative sia buone che cattive, ma sempre ed invariabilmente tutte quelle che non avevano un solidissimo rapporto con la storia del luogo di produzione.</p>
<p>Nel Mondo il nostro paese è considerato <strong>culla di cultura, di antico saper fare e di tradizioni</strong>. Occorre rispondere in maniera attenta e positiva a questa curiosità con proposte coerenti ed accuratamente progettate, dove tutte le componenti di storia, cultura, sapere e lavoro siano integrate tra loro in maniera consapevole, offrendo al mercato un prodotto che sia nettamente diverso da quello attualmente proposto dal sistema industriale. Per fare questo non occorrono geni, basta una certa dose di buon senso.</p>
<p>Porto un esempio che mi è particolarmente caro: nella provincia di Piacenza c’è la capacità di confezionare alcuni tra i salumi più sublimi del pianeta, ma coloro tra voi che possono vantare qualche capello bianco ricorderanno che i migliori esempi di quest’arte erano provenienti dai maiali allevati nelle aziende agricole e sapientemente lavorati dai norcini artigiani che ancora operano nella provincia sia pure in numero ridotto. Il salume dell’agricoltore era una realizzazione con caratteristiche ben diverse rispetto a quanto ora reperibile in commercio. E’ realmente molto difficile per qualunque piacentino poter acquistare uno di questi pezzi, figurarsi per coloro che sono fuori provincia. Le nostre DOP (che non è mia intenzione criticare, anzi bene che esistano e si siano affermate e strutturate) hanno tutelato il comparto industriale consentendo che le carni destinate alla produzione dei salumi provengano da tutta l’alta Italia, quindi praticamente solo da fuori provincia visto che non mi risulta che sul nostro territorio esistano allevamenti di dimensioni sostenute. Sarebbe, facendo un parallelo con il vino, che il <strong>gutturnio</strong> potesse essere fatto con uve comprate in ogni parte d’Italia ma vinificato ed imbottigliato in provincia.</p>
<p>Garantire al consumatore che per una determinata categoria di salumi (cioè distinti con un apposito contrassegno) le carni arrivino da animali allevati sul territorio, nelle aziende agricole alimentati con derrate prodotte nelle aziende stesse potrebbe costituire un enorme valore aggiunto, soprattutto se fossero le aziende stesse, singole o riunite in cooperativa a proporre direttamente i prodotti finali rendendosi responsabili di tutte le fasi della filiera produttiva, dall’allevamento alla stagionatura.</p>
<p>Ho più volte discusso con l’amico <strong>Ermes Frazzi</strong>, docente di <strong>Costruzioni Rurali e Territorio</strong> alla nostra Università Cattolica, di come l’allevamento potrebbe essere condotto in stalle ove spazi adeguati possano garantire il benessere dell’animale, come in recinti all’aperto oppure nei boschi, utilizzando aree marginali difficilmente coltivabili. Si offrirebbe così uno scenario assolutamente piacevole agli occhi di un visitatore, con benefici effetti sulla immagine del nostro ecosistema (come le mucche al pascolo sono la ciliegia sulla torta di un territorio agricolo ben conservato come quello francese).</p>
<p>Da qui il collegamento al tema iniziale legato alle <strong>nuove fonti di occupazione legate allo sfruttamento della nostra montagna</strong>. Perché non tornare ad allevare suini nelle aziende agricole destinandone le carni a salumi di alta gamma? Occorre considerare che si tratterebbe di quantitativi limitatissimi rispetto a quelli proposti dall’industria e che non dovrebbero andare in competizione diretta con questi ma bensì accompagnarli come una punta di diamante nei mercati. Il prosciutto iberico “<strong>Patanegra</strong>” (zampa nera, a distinguere una razza di maiale rustica che sia alleva all’aperto nei boschi) costituisce un perfetto esempio di convivenza di una limitata (ma poi non troppo) produzione artigianale con un grande volume di prosciutti di stampo più industriale e prezzo molto inferiore, ma che beneficiano dell’immagine creata dal prodotto di punta.</p>
<p>Questo è solo uno degli spunti cui riferirsi, forse il più evidente, ma che dire dei buonissimi ceci di cui le nostre colline erano nei secoli scorsi celebri produttrici, o il formaggio Piacentino la cui fama nel medioevo era diffusa in tutto il mondo civilizzato.</p>
<p>In conclusione la montagna è stata risorsa di cibo, ricchezza e lavoro nell’antichità e bene faremmo a riconsiderarne la grande potenzialità, anche se questo richiederà sacrifici, fatiche, rischi, investimenti ma sopratutto incrollabile fede nella qualità e nella valorizzazione di quanto hanno pazientemente creato e distillato in tanti secoli i nostri avi.</p>
<p><strong>Giancarlo Spezia</strong></p>
<p>Articolo pubblicato il 22 settembre 2011 sul <a href="http://www.liberta.it" title="Libertà, quotidiano di Piacenza"   target="_blank" >quotidiano di Piacenza &#8220;La Libertà&#8221;</a></p>
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