Importante appuntamento questo. Sia per la tipologia del vino, il Gutturnio riserva è indubbiamente la tipologia di punta della vitivinicultura del territitorio piacentino, sia per il numero di campioni in degustazione ben sedici.
Per prima cosa dobbiamo ringraziare Gianlodovico Gonzaga, proprietario dell'azienda agricola le Torricelle, che ci ha ospitato nella spendida rocca quattrocentesca del castello di famiglia in Agazzano, la Rastal che ci fornito di spendidi calici da degustazione, e per ultimi, non certo per importanza, chi si è seduto al tavolo di degustazione assumendosi l'onore e l'onere di giudicare i vini. In ordine di apparizione... Giuseppe Ferri della cantina Lusenti, Enrico Cerruti segretario del Consorzio di Tutela dei Vini Piacentini, Aldo Venco enologo, Roberto Gazzola patron e contitolare del Ristorante La Palta di Bilegno, Lorenzo Tasselli appassionato e riventore di vini, Alberto Anguissola produttore di vini in val Trebbia, Massimo Modè sommelier, Marco Grossi appassionato e autore di un blog sul vino in internet.
La degustazione si è svolta alla cieca, con bottiglie rese assolutamente anonime, stappate un paio d'ore prima della degustazione e servite da Andreana Burgazzi del Baraccone , se desiderate conoscere maggiori particolari su come si svolge la degustazione potete leggerli in questa pagina. I vini sono stati serviti in due batterie ed è stata fornita una scheda da compilare dove, oltre ai soliti parametri, colore profumi gusto, veniva chiesta una valutazione della piacevolezza, bevibilità e tipicità dei vini.

I campioni dei vini sono ovviamente stati forniti dalle aziende produttrici: tutti Gutturnio Riserva in etichetta dell'annata ad oggi in vendita. So che è difficile comparare annate diverse ma lo scopo di questa degustazione è quello di orientare il consumatore finale sulla scelta di quello che trova sugli scaffali di enoteche e ristoranti, da qui la scelta di accettare annate diverse in degustazione. Ben rappresentate tutte le valli piacentine.
Prima nota positiva della giornata è stata l'assenza di bottiglie con tappi difettosi, gia questo è segno di cura dei particolari da parte dei produttori. Emerge da questa degustazione una produzione vitivinicola decisamente eterogenea. Non si tratta solo di terroir, cioè di differenze di terreno che danno uve diverse nelle diverse parti del territorio piacentino, ma di modi diversi di lavorare in cantina e di obiettivi diversi che ogni produttore si prefigge di raggiungere. Altro fatto emerso è l'esterma giovinezza dell'annata 2004, dobbiamo proprio dirlo: un altro annetto di affinamento in vetro non può che migliorare la bottiglia.
Questo tour virtuale tra le bottiglie piacentine ci ha permesso anche di assaggiare annate diverse: la 2000 grande annata , la 2001 ananta equilibrata, la 2002 è un'annata che in vigna ha dato un po' di problemi ai produttori ( è stata infatti molto piovosa) ma ha dato anche buoni risultati in cantina, il 2003 è stato un anno molto caldo e le uve hanno concentrato gli zuccheri dando vini più alcolici e in cui i profumi sono stati un po' schiacciati, la vendemmia 2004, un'annata eccellente, molto equilibrata che riserverà bellissime sorprese tra i vini piacentini.
Qua sotto le sedici bottiglie in degustazione, ognuna è collegata alla propria scheda tecnica, vi segnaliamo solamente le bottiglie che sono piaciute di più per chi ha meno tempo da dedicare alla lettura delle singole schede: Riva del sole 2003 dell'Azienda agricola Mossi, il Poggio 2003 dell'Azienda agricola Pusterla, Antiquum 2002 delle Cantine Campana, il Gutturnio Riserva 2000 dell'Azienda agricola Solenghi Gaetano e il Gutturnio Classico riserva 2004 dell'Azienda agricola Casa Benna.
Scrivere questa pagina è stato molto difficile ve ne sarete accorti. Al di la delle differenze di annata, di terroir, di mano in cantina, troppe sono le differenze qualitative tra i vini. Alcune bottiglie potrebbero fare innamorare del Gutturnio riserva, altre no. Facciamo in modo che questo fiore della viticultura piacentina, sbocci davvero. Per voi che lo producete, per me che ne scrivo, ma soprattutto per chi lo beve.